Giusy, una bellezza da David

È Giusy Lodi l’assoluta protagonista del cortometraggio “Bellissima”, diretto dal regista Alessandro Capitani che ha conquistato il David di Donatello 2016. Ha sedotto i giurati di molti festival in Italia e all’estero, che l’hanno giudicata “miglior attrice”, con il suo viso in lacrime e poi sorridente, la naturalezza del suo confrontarsi con un corteggiatore “bello più di Brad Pitt” alla distanza di sicurezza offerta da un muro di un bagno rifugio.

Giusy interpreta il ruolo di Veronica, una ventenne che si sente imprigionata nel suo corpo obeso. Durante una festa in discoteca subisce lo scherno di un ragazzo, che la prende in giro proprio per il suo aspetto fisico. Disperata, Veronica si nasconde nei bagni della discoteca convinta che fra le mura chiuse di quel posto nessuno possa vederla e giudicarla. Il destino, però, ha in serbo una piacevole sorpresa per lei…

La cerimonia della 60esima edizione dei Premi David di Donatello, condotta quest’anno da Alessandro Cattelan, si terrà lunedì 18 aprile e sarà trasmessa in diretta e in esclusiva su Sky Cinema 1 HD, TV8, Sky Uno HD e su Sky Cinema HD – David di Donatello (canale 304). A stringere la statuetta per il miglior corto ci sarà Alessandro Capitani con il cast di “Bellissima”: Giusy Lodi, Emanuele Vicorito, Antonio Orefice, Gennaro Cuomo, Sabrina Zazzaro, Giuseppe Landolfo.

In attesa della premiazione, ho parlato con il regista e la tanto sospirata protagonista.

Come scegli il cast?

Alessandro Capitani: “Per ‘Bellissima’ cercavamo una giovane in sovrappeso e non è stato facile trovare una ragazza disposta a raccontarsi per un suo difetto. Finché abbiamo incontrato Giusy e ci è sembrata subito perfetta a livello fisico e psicologico. Infatti Giusy ha superato questo complesso, si accetta per come è. Quindi con lei, per la recitazione, abbiamo fatto un lavoro di ricordo su come si sentiva quando si vergognava del proprio corpo. E poi Giusy ha un viso stupendo, un bel sorriso, un taglio degli occhi orientale che ci ha subito colpito. Per gli altri attori ci sono stati dei classici provini. Emanuele Vicorito, che interpreta Diego, è risultato molto convincente. Ci sono anche due cantanti baby melodici napoletani, adesso cresciuti, che conosco fin da quando erano piccoli, perché volevo fare un documentario su questo argomento. In genere, comunque, ogni progetto è a sé, cerco gli interpreti in base alla storia che voglio raccontare”.

Come ti sei trovata in questo ruolo?

Giusy Lodi: “Appena mi hanno visto mi hanno scelto. Questa è la mia prima esperienza al cinema, anzi di recitazione in assoluto. Ma Alessandro e Pina (Pina Turco, sceneggiatrice del corto insieme a Capitani) mi hanno aiutato tantissimo e li ringrazio infinitamente. Ad esempio non riuscivo a piangere per finta. Come fare? E Pina mi ha insegnato…”.

E con il regista ti sei sentita a tuo agio?

Giusy Lodi: “Con Alessandro lavorerei altre mille volte. È bravissimo, è una persona umile, gli auguro tutto il meglio nella carriera e nella vita”.

Ti saresti mai aspettata il David per il miglior corto?

Giusy Lodi: “Non mi aspettavo di ricevere tutti questi riconoscimenti e sono ancora emozionata all’idea del David”.

E ora che il cinema ti ha voluto, cosa farai?

Giusy Lodi: “Mi piacerebbe tantissimo continuare a lavorare in questo settore. Quindi ho pensato di iscrivermi a una agenzia. E magari cominciare a studiare recitazione”.

Che messaggio vuole dare il corto?

Alessandro Capitani: “L’importanza dell’accettazione del proprio corpo e della scelta di prendere coraggio perché la bellezza è dentro di noi”.

Giusy Lodi: “Di accettarsi per come si è, ognuno di noi ha dei difetti. Mi trovo assolutamente bene con il mio corpo, mi piace truccarmi, vestirmi bene… Certo, bisogna avere attenzione per la salute e proprio per questo mi sono da poco operata per limitare l’obesità”.

Come è nata l’idea di Bellissima?

Alessandro Capitani: “Un giorno mi trovavo in un bagno, mentre stavamo girando una pubblicità. Il bagno era fatto come quello che si vede nel corto ‘Bellissima’, con il muro aperto che permette di sentire la voce. Ho udito un rumore e, temendo che qualcuno stesse male, ho cominciato a parlare con la persona che stava dentro, pur senza vederla. Questo è stato solo lo spunto da cui sono partito, poi l’idea è maturata e ho scritto la sceneggiatura insieme a Pina Turco (attrice di Gomorra la serie tv). Il muro che separa alla vista ma permette comunque di comunicare è una metafora dello schermo del computer. Chattiamo senza vederci e magari nemmeno conoscerci, su Facebook appariamo in foto che spesso ci mostrano molto più belli di quello che in realtà siamo. Sia il muro che lo schermo di un pc danno la sicurezza di una copertura, ma si deve trovare il coraggio di uscire allo scoperto. Proprio come succede a Veronica, che alla fine esce dal bagno della discoteca fregandosene di come la giudicheranno per il suo aspetto”.

Il corto è in napoletano, con i sottotitoli in italiano. Tutta la scena risulta più vera, intensa e particolare. Perché questa scelta?

Alessandro Capitani: “In napoletano il corto acquista una sua magia, trasportandoti in un mondo allegorico”.

Giusy Lodi: “Il corto in dialetto ha una forza in più, le parole acquistano maggiore significato. E a parlare in dialetto non mi sono dovuta sforzare. Sono napoletana!”.

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Da Vigata alle stelle: a qualcuno piace amare

Arrivo sul set mentre stanno girando una scena del corto “Una bellissima bugia” di Lorenzo Santoni. Osservo in silenzio. Seduti accanto in un museo a tessere un dialogo di cui posso ascoltare solo qualche frase – ma che mi resta piantata dentro – gli attori Sassanelli e Marcone che hanno trovato un’intesa perfetta. All’inizio non riconosco Beniamino. È talmente calato nella parte del protagonista affetto dalla distrofia di Duchenne che non mi sembra Fazio. Non è per via della carrozzella. È il viso diverso. Il modo di parlare, di muovere gli occhi senza quasi spostare la testa. È romano, figlio del teatro e ha lavorato con grandi maestri. Ma nel mio immaginario è Fazio, il braccio destro del giovane Montalbano, e parla in siciliano. Infatti quando poi, fuori dalle riprese, si lascia andare al suo naturale   romanesco, mi sembra strano.

In televisione in queste settimane è tornata in prima serata su Rai Uno la serie tv “Il commissario Montalbano” – ambientata in Sicilia, nella immaginaria Vigata – con alcuni nuovi episodi tratti dagli ultimi romanzi di Andrea Camilleri e poi con le repliche che agli appassionati comunque fanno sempre piacere. Contemporaneamente in edicola ogni settimana sta uscendo un dvd con i film della prima e della seconda serie del “Giovane Montalbano”, dove appunto Beniamino Marcone interpreta Fazio. Le mie domande non possono che partire da qui…

Camilleri viene sul set?

“Sì, è capitato. È un maestro attento e curioso, segue tutto ciò che porta la sua firma. Ho letto non solo la serie di Montalbano ma anche altri suoi libri molto belli, come il divertentissimo Birraio di Preston”.

Ah, lo adoro, ha una struttura geniale… Sei contento di essere diventato Fazio?

“Sì, è stato il primo ruolo tratto da un libro e si prova una sensazione diversa perché sai che il personaggio esiste ad li là di te stesso, è patrimonio di tutti ma tu devi dargli una faccia, devi portarlo in scena secondo la tua sensibilità. È stato anche un modo per conoscere meglio la Sicilia e un posto magico come Ragusa Ibla”.

Quando girate gli episodi state a lungo in Sicilia?

“Sei mesi circa. Viviamo in un residence. Non siamo più solo colleghi, si creano amicizie. La sera capita di ritrovarsi a mangiare tutti insieme da chi ha avuto voglia di cucinare”.

Sembra un po’ di rivivere il periodo universitario?

“Per certi aspetti, ma non con la leggerezza di quando hai vent’anni. Comunque si è al lavoro e la maggior parte delle persone ha una moglie, un marito, un fidanzato o dei figli che telefonano, chiedono quando torni e ti aspettano a casa. Con questo mestiere non è semplice tenere salda la famiglia”.

Prima la carriera e poi l’amore?

“No, prima l’amore”.

E sul set nascono storie?

“Può accadere che si creino delle complicità. Stare molto tempo insieme, strettamente, condividere una vicenda che non è reale ma che comunque reciti ogni giorno può facilitare il nascere di una relazione. Ma spesso sono fuochi di paglia, che finiscono non appena si torna alla vita quotidiana”.

Recitare in fiction molto popolari come il Giovane Montalbano e i Cesaroni ti ha cambiato?

“No, continuo a sentirmi un antidivo e poi non c’è un motivo reale per cui uno debba sentirsi diverso se raggiunge la popolarità”.

Qual è la tua aspirazione professionale?

“Oltre che recitare, vorrei dedicarmi anche alla scrittura e direzione di opere teatrali”.

Quando non sei sul set?

“Sono spesso molto occupato. Faccio parte di una associazione culturale, organizziamo produzioni nostre e poi mi diverto a realizzare progetti creativi. In questo modo evito anche l’effetto attesa da chiamata per una parte. E poi mi piace tenermi impegnato, borsa in spalla, in su e in giù per Roma, per l’Italia. E spesso all’estero. Un’altra mia passione è il doppiaggio”.

“Strippando”, un mondo di fumetti

Appassionati di fumetti, ecco un evento da non perdere. Andrà in scena a Roma, domenica 20 marzo dalle 10 alle 19 nei locali dell’associazione culturale “La Farandola” in via Pietro Romualdo Pirotta 95, la prima edizione di “Strippando – Un mondo di fumetti da collezionare” che darà l’occasione agli appassionati di fumetto di incontrarsi, trovare pezzi rari, completare le proprie collezioni, conoscere collezionisti, autori e editori, visionare film, partecipare a dibattiti sul collezionismo e sul mondo del fumetto, ritrovare quindi la gioia di una passione che spesso non ha un luogo dedicato in cui esprimersi.

“Strippando”, organizzato dall’associazione culturale  “La Farandola”, si avvale del coordinamento artistico del giornalista e scrittore Luca Raffaelli, dell’appassionata collaborazione del collezionista Bruno Monetti e del giornalista Renato Pallavicini, e si svolgerà tutti i mesi, una domenica al mese. Grande ospite della prima edizione, il maestro del fumetto Rodolfo Torti, che domenica alle 15 incontrerà il pubblico ed esporrà molte tavole originali – che saranno messe in vendita – delle sue serie più famose tra cui Martin Mystère, Jan Karta, Rosco & Sonny, Tiberio e Leo Greco. La mostra rimarrà aperta fino a domenica 3 aprile. Torti, romano, già collaboratore di riviste quali Lancio Story, Skorpio e Il Giornalino, ex direttore artistico della casa editrice Comic Art, ha vinto nel 1995 il Premio Yellow Kid come miglior disegnatore italiano.

Il programma della giornata prevede due proiezioni del documentario “Animeland” di Francesco Chiatante, alle 12 e alle 17, entrambe alla presenza del regista. Il film, presentato in anteprima al recente Roma Fiction Fest, è dedicato interamente al mondo di Manga e Cosplay giapponesi e vede la partecipazione di registi, autori e attori quali Michel Gondry, Masami Suda, Yoichi Takahashi e Valerio Mastandrea.

Il direttore artistico Luca Raffaelli è un “guru” di fumetti e animazione. Sentiamo come ci racconta questa nuova esperienza.

Strippando è un evento di esposizione e proiezioni ma anche una occasione di incontro…

“Quando ho iniziato ad appassionarmi di fumetto, tanti anni fa, prendevo la bici e andavo al teatro delle Muse di Roma, in via Bari, dove si incontravano gli amanti di questo genere, tra chiacchiere e stand. Con questo piccolo evento vorrei ricreare proprio questo momento di incontro in maniera appassionata e amichevole”.

È un mondo soprattutto maschile?

“Lo era fino a 30 o 40 anni fa. Poi ci sono stati tanti personaggi che hanno allargato l’interesse al mondo femminile. E alcune autrici di romanzi a fumetto sono donne, anche in Italia”.

Come vive questa manifestazione?

“Con emozione, serenità. Una festa tra amici. Una passione è sterile, inutile e smorta, se non la si condivide. Figuriamoci se poi si parla di fumetto: quest’arte così giovane e dalla storia così turbolenta e appassionante, è un mondo dalle diramazioni infinite. Strippando permette finalmente al mondo del collezionismo di ritrovarsi a Roma dopo tanto tempo. Anche in questo caso, collezionare vuol dire cercare, sfogliare, documentarsi e quindi smuovere la passione per soddisfarla e poi volare in alto, tra le nuvole… dei fumetti, ovviamente!”.

All’interno della manifestazione è previsto un punto ristoro. Ingresso gratuito fino a 10 anni. Per gli altri, 2 euro.

La lirica aiuta la ricerca scientifica

È dedicato a cantanti lirici di tutti i registri vocali – soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso – e di tutte le nazionalità il bando 2016 della quarta edizione del concorso lirico internazionale Jole De Maria che si terrà a Monterotondo (Roma), al teatro comunale Ramarini, dal 23 al 25 giugno. Tutte le informazioni per l’iscrizione, che scade il  20 giugno, sono visibili al link http://www.concorsoliricojoledemaria.eu.

Ai vincitori saranno assegnati tre premi in denaro: 2.000 euro al primo classificato, 1.000 euro al secondo classificato e 500 euro al terzo classificato. Previsto anche un premio in denaro assegnato dal pubblico. La giuria è formata da cinque prestigiose personalità del mondo musicale – il presidente di giuria, Giuseppe Sabbatini, tenore e direttore d’orchestra; il compositore e manager Tonino Carai; Florin Estefan, baritono e direttore artistico del Teatro dell’Opera di Cluj-Napoca (Romania); il senior manager Marco Impallomeni e il giornalista e critico musicale Stefano Valanzuolo.

Il concorso, a cura dell’associazione culturale Arcipelago, con la direzione artistica del mezzosoprano Irene Bottaro e l’organizzazione di Eleonora Vicario, si articolerà in tre fasi: il 23 giugno le prove eliminatorie, il 24 giugno la prova semifinale, mentre il concerto finale di gala si terrà il 26 giugno. Chi attesti di aver vinto il primo premio di un concorso lirico internazionale accederà direttamente alla prova semifinale. Il concorso metterà a disposizione il pianista per l’accompagnamento dei partecipanti e due professionisti che si occuperanno delle acconciature e del trucco: le concorrenti potranno infatti usufruire gratuitamente di eleganti acconciature: richiami al passato, code, chignon, trecce complicate, sperimentazioni eccentriche. Durante le tre giornate saranno anche raccolti fondi per la ricerca contro il cancro, una “mission” che da sempre anima il concorso.

In occasione dell’apertura del bando di partecipazione, ho intervistato Eleonora Vicario, direttrice organizzativa e fondatrice del concorso lirico internazionale Jole De Maria.

Il concorso vuole dare visibilità ai giovani talenti?

“Per i ragazzi, i concorsi di canto sono una porta che si apre verso il possibile successo e ne fanno molti per imparare a cantare in pubblico (e che pubblico, quello delle giurie internazionali!), per farsi ascoltare, per avere suggerimenti, qualche correzione nella voce o nella postura, per essere accettati da un’agenzia lirica e sperare in qualche parte… sognando La Scala”.

Perché la scelta di non mettere limiti d’età (tranne essere maggiorenni)?

“La maggior parte dei concorsi lirici limita l’età dei partecipanti con l’idea che, difficilmente, chi non è riuscito a lavorare in teatro fino ai 35 anni o chi comincia a studiare canto in tarda età potrà iniziare una carriera in ambito lirico. Secondo noi, nulla dimostra che un candidato con età superiore ai 30 anni non sia in grado di cantare bene, e vogliamo dare a tutti la possibilità di essere ascoltati e di poter sperare. Tra l’altro, il limite di età nei concorsi pubblici è stato abolito dalla Corte Europea anche per professioni molto più usuranti del canto. Riteniamo che non vi possano essere limiti di età per la formazione professionale e per l’accesso nel mercato del lavoro”.

Si conoscono già i nomi dei testimonial che consegneranno i premi?

“Siamo in attesa di risposte perché vorremmo affidare la consegna dei tre premi principali ad altrettanti personaggi dello spettacolo. Di sicuro avremo la partecipazione della bellissima e brava Francesca Valtorta, già nostra madrina nel 2014, sempre sensibile alla ricerca sul cancro. Francesca, dopo il successo dei suoi personaggi nel cinema e nelle fiction (l’ultimo in ordine di tempo è stato quello di Valeria Craveri ne il Paradiso delle signore), sta girando l’ottavo anno di Squadra antimafia per Canale5, dove impersona la cattivissima Rachele Ragno con grande successo.

Di che livello è adesso la cultura lirica in Italia?

“La cultura musicale classica in generale, e la lirica in particolare, sono state umiliate e distrutte per decenni. Quindi, i tanti tagli alla scuola e la scarsa cultura dei docenti – figli di quei decenni di ostracismo – hanno portato a ignorare in particolare la lirica che non è stata insegnata a intere generazioni di alunni.  Oggi si assiste, forse, a una rinascita: si ricominciano a frequentare i teatri dell’Opera in tutta Italia, molti teatri realizzano stagioni dedicate ai più giovani, e tanti ragazzi scelgono di studiare canto lirico. Sono tutti segnali positivi.

In genere da quali Paesi provengono i concorrenti?

“Nelle prime edizioni, la maggior parte dei concorrenti è sempre stata italiana con un buon numero di russi e di coreani. In particolare, nel 2015, dalla Russia provenivano solo tre concorrenti mentre dalla Corea ben diciannove; hanno partecipato poi quaranta concorrenti italiani, tre cantanti cinesi e ragazzi dal Messico, dalla Grecia, dalla Bulgaria, dalla Romania e dalla Turchia. Abbiamo notato con piacere che quasi tutti i ragazzi stranieri parlavano un discreto italiano”.

Il concorso ha anche una importante finalità sociale…

“Sappiamo che l’unico modo che abbiamo per sconfiggere il cancro – causa di morte del mezzosoprano Jole De Maria alla quale è dedicato il nostro concorso – è sostenere i ricercatori, rendendo più semplice possibile il loro lavoro. Dobbiamo quindi aiutarli a finanziare i loro studi in modo che abbiano gli strumenti e i materiali necessari alle loro ricerche. A questo scopo raccoglieremo le offerte,  speriamo generose, che il pubblico vorrà lasciare durante la serata finale per la quale non è previsto biglietto d’ingresso”.

Il libro senza manette di Baraghini

Ci incontriamo alla stazione di solito e, davanti a un caffè e gente di passaggio, mi racconta con frenetico entusiasmo le sue ultime idee editoriali, mi preannuncia i libri che usciranno, mi mostra le cartoline di festival e iniziative tra Pitigliano e Sorano. È lì che si è rifugiato molti anni fa, “fuggiasco”. E anche dopo che i problemi giudiziari sono finiti, in queste terre è rimasto. Nel tufo è scavata la sua libreria, anzi la casa dell’associazione Strade Bianche in via Zuccarelli a Pitigliano (Strade bianche sono quelle non asfaltate, percorse da esploratori, briganti, guerriglieri…). È lì che ho conosciuto Marcello Baraghini, nel suo regno di letteratura resistente. A legarci all’inizio è stato l’interesse per Luciano Bianciardi. Ma poi quanto altro! Quello spirito di ribellione, che dentro di me è spesso soffocato, in Marcello è dirompente e il motore di una creatività geniale. La storia dei Millelire è emblematica. Adesso ci conosciamo bene e ogni volta che parliamo e ci confrontiamo lo sento come un piacevole privilegio. Come quando inizio un racconto e lui in un attimo mi tira fuori il titolo perfetto. È successo così anche con “Bianciardi d’essai”, che ho scritto e pubblicato nel 2015 con Stampa Alternativa. E proprio con Bianciardi, Baraghini riaccenderà il fuoco del Festival internazionale di Letteratura Resistente, quindicesima edizione, che si terrà a settembre a Pitigliano. Manifestazione che ha ospitato scrittori e poeti come Gary Snyder, Jim Koller, John Giorno, John Sinclair…

E poi, lo confesso, adoro quando sorridendo mi chiama “ragazzina”. Forse ancor più di quando mi scrive: “Irene, un tesoro, non solo di buon giornalismo, così raro oggigiorno”.

 

Nel 1971 Baraghini ha fondato la casa editrice Stampa Alternativa, dall’alternative press statunitense. Le sue iniziative editoriali di controinformazione gli hanno causato decine di denunce, tutte legate a reati di opinione.

Nel 1976 è stato condannato per la pubblicazione di un opuscolo a favore dell’obiezione di coscienza, che veniva distribuito davanti al Distretto Militare di Roma. La condanna a 13 mesi venne confermata in appello e Cassazione.

Poco dopo si concluse un lungo processo in cui era imputato per la pubblicazione di “Contro la famiglia. Manuale di autodifesa per minorenni”, libro che vendette oltre 60 mila copie. Baraghini venne condannato a una pena di 18 mesi di carcerazione senza i benefici di legge. Tutte le copie reperibili sequestrate. Marcello scelse la latitanza nelle campagne della Toscana, che è diventata la sua terra di adozione.

L’anno successivo, un’amnistia cancellò tutte le pendenze legali (137 procedimenti e un mandato di carcerazione).

Marcello Baraghini è stato l’ideatore della collana Millelire, proposta a partire dal 1989. I Millelire, libri che hanno rivoluzionato il mercato editoriale, come si legge sulla Piccola Enciclopedia Garzanti del 1993, si presentavano come opuscoli con una veste scarna e priva di orpelli, al prezzo di 1000 lire. Il successo editoriale è stato subito enorme: nei soli anni Novanta sono state vendute 20 milioni di copie, di cui 2 milioni di “Lettera sulla felicità” di Epicuro.

Nel 1994 la collana è stata insignita del premio Compasso d’oro per la comunicazione e la grafica. I primi Millelire, quelli della fine degli anni Ottanta, vengono ora riproposti come ebook liberamente scaricabili.

La collana dei Millelire continua a regalare sorprendenti “libretti”, piccoli solo nel formato ma non certo nei contenuti, che adesso hanno il costo di 1 euro. Si trovano nelle librerie di tutta Italia ma anche online, in free download. Del resto del posto dove vive in campagna, a Elmo di Sorano, ama dire: “Questa casa è senza chiave e serrature, senza Isbn”.

Perché pubblicare libri e poi metterli liberamente fruibili online?

“Il libro deve essere liberato dalle manette, dai codici e dalle barre. Internet dà la possibilità di diffonderlo, di farlo leggere. E se gli piace, il lettore-complice finisce spesso con il comprarlo”. E succede davvero.

La giostra di Bendini

Lezioni sull’arte introdotte dal racconto che un’opera ha ispirato nella fantasia di uno scrittore. Mauro Papa, direttore del Centro documentazione arti visive di Grosseto, non ci ha chiesto una descrizione critica ma quali emozioni, pensieri e narrazioni suscitava in noi una opera d’arte. Ciascuno scrittore ne ha scelta una. Sono rimasta all’inizio perplessa di fronte alla “Giostra dell’Ippotoro” di Bendini. Con il mio animo giornalistico che sbuca fuori anche a mia insaputa ho cercato di informarmi, studiare, conoscere. E ho capito che così sarebbe venuto fuori un testo di fredda banalità. Allora ho guardato bene il quadro, ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata andare…

Al museo di Storia naturale della Maremma di Grosseto, in strada Corsini 5, oggi (giovedì 3 marzo) alle 17.30, prosegue il nuovo corso d’arte “Tesori in Comune” del Cedav. Lo scopo degli incontri è far conoscere le opere d’arte moderna e contemporanea che entreranno a far parte della collezione delle Clarisse. Il Cedav ha chiesto ad alcuni scrittori grossetani di scrivere un breve racconto ispirato a un dipinto della collezione. La libera selezione che ne è derivata ha permesso di individuare gli autori che sono diventati i protagonisti delle lezioni del corso: Pascucci, Vagaggini, Bentivoglio, Patella, Guttuso, Bendini, Nanni, Nespolo, Vacchi e Bueno. Ogni incontro è introdotto dalla lettura del racconto e prosegue con una lezione, aperta e dialogica, sul contesto di produzione e ricezione delle opere scelte. Le lezioni sono tenute dal direttore del Cedav, Mauro Papa, e da altri storici e critici d’arte. All’incontro di oggi, dedicato a Bendini e agli sviluppi dell’informale, verrà presentato un mio racconto sospeso tra l’onirico e il razionale che sarà interpretato dall’attore Mirio Tozzini.

Vasco Bendini è stato uno dei pittori più importanti della seconda metà del Novecento. Nel 1953, mentre a Grosseto si disputava ancora tra pittura di macchia e neorealismo, Bendini esponeva a Firenze grandi tele astratte “bagnate di poco, rapsodico colore”. Precursore dell’arte informale in Italia, nel 1995 ha donato al Comune di Grosseto un’opera monumentale ebellissima: “La giostra dell’Ippotoro”.