Mazzariol e i dinosauri. Una storia semplice ma unica

PhotoGrid_148960050672020170303_181837-01(1)“I libri secondo me si distinguevano in due tipi: storia pazzesca o scrittura pazzesca. E io non credevo di avere nessuna delle due”. Giacomo Mazzariol, con la freschezza dei suoi vent’anni, racconta come è nato il suo primo romanzo, “Mio fratello rincorre i dinosauri”, pubblicato da Einaudi nel 2016 e già tradotto in varie lingue. È la storia di Giovanni, tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali, narrata dal fratello maggiore Giacomo con grande spontaneità. Nel marzo del 2015 Giacomo ha realizzato e caricato su Youtube il corto “The Simple Interview” in occasione della Giornata mondiale dedicata alla sindrome di Down. Il video, con protagonisti lui e suo fratello con un cromosoma in più, ha avuto un’eco incredibile: i principali quotidiani gli hanno dedicato la prima pagina ed è stato commentato anche all’estero. Da lì l’attenzione delle case editrici e la gestazione del romanzo autobiografico, di formazione, che parte dall’annuncio del lieto evento: i genitori svelano a Giacomo, che allora aveva 5 anni, e alle sue sorelline Alice e Chiara, che avranno presto un fratello. Un maschio. Giacomo è al settimo cielo. È finita la supremazia femminile in casa. Avrà un fratello con cui giocare a basket, lottare e stringere alleanze. Poi la notizia subisce una variazione: questo bambino sarà “speciale”. E nella sua fantasia di bambino, Giacomo si immagina un fratellino dai super poteri. Poi lui nasce, si nota una diversità, ma non è magico. Giacomo scopre la parola Down e nel travagliato periodo adolescenziale dall’entusiasmo passa al rifiuto, quasi alla vergogna. Ha timore del giudizio degli altri, di non essere accettato e in una occasione non ha nemmeno il coraggio di difendere suo fratello dai bulli. Fatto che gli provoca un profondo senso di colpa. Ma, crescendo e lasciandosi travolgere dalla straordinaria vitalità di Giovanni, finisce con adorarlo, amarlo, considerarlo il suo migliore amico e forse anche un po’ supereroe.

“Andare in giro con Giovanni era la cosa che più mi rendeva felice, era come camminare con una giornata di sole in tasca. Non avevo più paura del giudizio di nessuno e stavo imparando a non giudicare troppo in fretta. Cominciai a togliere le targhette dai quadri e a guardare solo le tele”.

Un libro emozionante che ti spiazza, con gioia. Commuove, fa sorridere e riflettere. Mazzariol è giovanissimo e la sua scrittura lieve, fresca ma allo stesso tempo profonda, ironica, affronta senza troppe mediazioni la vita e la presenta al lettore nei momenti divertenti e difficili. Una scrittura estremamente coinvolgente, perché c’è tanto cuore. Una storia forse semplice, ma con qualcosa di unico.

“All’inizio non è stato facile scrivere il libro, pensavo di dover fare un tema sulla disabilità. E così mi preparavo, leggevo. Poi mi hanno messo davanti una foto che ritrae me e mio fratello: con il cuore ho iniziato a scrivere di getto. Ringrazio Fabio Geda per avermi fatto da tutor, accompagnandomi verso la ricerca del modo, dello stile e delle parole per raccontare questa storia. E ringrazio anche il mio editor Francesco Colombo per avermi fatto capire che sebbene la mia fosse una storia semplice, aveva lo stesso qualcosa di unico”.

La bellezza della narrazione sta anche nel poter seguire l’evolversi di un rapporto, quello tra Jack e Gio, i due fratelli maschi, all’interno di una famiglia fortemente coesa. Una squadra. Con due genitori saggi e ironici, fantastici.

“Gio è un filtro attraverso cui vedo tutte le mie esperienze, anche quelle in cui di fatto non c’è. I primi capitoli li ho scritti con l’aiuto della mia famiglia, perché riguardano un periodo in cui ero molto piccolo. E quindi insieme abbiamo recuperato dalla memoria alcuni aneddoti. L’ironia l’ho presa da mio padre, che è capace di filosofeggiare su qualsiasi cosa della quotidianità. Però, ragazzi, solo i primi tre capitoli con la famiglia e poi si rockeggia!”.

Giacomo Mazzariol ormai ha le platee in pugno. È il cuore che parla, sono le emozioni che coinvolgono. Lo scrittore di Castelfranco Veneto risponde alle domande con ironia e saggezza. Un ventenne così lontano da quell’immagine di una gioventù sdraiata, ripiegata sui propri smartphone. Di sicuro ha in dote una forte capacità affabulatoria, arricchita da letture e esperienze di vita.

Soddisfatto del risultato finale?

“Sono contento delle emozioni che vengono fuori dal libro… Ma chiamavo di continuo in redazione per cambiare frasi e parole. A volte mi sono sentito un po’ Fabio Volo (sorride, ndr). La scrittura è molto legata a quello che stavo facendo in quel momento, ai miei studi alle superiori, da quello che stavo studiando nascono le citazioni letterarie, così come dalla musica che ascoltavo i riferimenti a gruppi e canzoni. Ho usato il mio linguaggio vero e in questo modo anche i ragazzi della mia età lo leggono con piacere, nonostante la tematica possa spaventare”.

Ho incontrato Giacomo Mazzariol nel centro storico di Grosseto, alla presentazione organizzata dalla Libreria Mondadori nella sala Marraccini di Banca Tema, stracolma di persone e soprattutto di giovani. Aveva la febbre quel giorno ma dal suo entusiasmo non si notava. Perfettamente a suo agio ha raccontato, non risparmiandosi per risposte, autografi, foto e selfie. A condurre l’incontro la scrittrice Roberta Lepri. Alcuni coetanei a fine presentazione si sono avvicinati per confidargli esperienze simili. Prima di tornare su Corso Carducci per poi andare alla stazione dove lo aspettava un treno per Roma e altri incontri in tutta Italia e poi in Spagna, abbiamo parlato un po’.

Quanto è cambiata la tua vita dopo il libro?

“E’ cambiata già dopo il video e l’attenzione che ha suscitato. Però i miei parametri sono rimasti gli stessi. Mi è entrata tanta più gioia. Ma sono convinto che avrei scritto lo stesso. Certo, magari sul giornalino della scuola invece che su quotidiani nazionali, avrei scritto comunque un libro magari non con Einuadi ma con una piccola casa editrice”.

Cosa è per te la disabilità?

“Per provocazione potrei dirti che siamo tutti disabili. Ciascuno di noi non sa fare qualcosa e si affida a qualcun altro per farla. Penso che se applichiamo a disabilità la parola problematicità non ne usciamo fuori”.

Come va il progetto nelle scuole, Generazione Zeta?

“Bene, abbiamo già fatto 100 presentazioni e altre 100 sono in programma. A fine marzo uscirà un reportage che raccoglie i vari questionari compilati nelle scuole”.

Hai detto che saresti comunque diventato uno scrittore. Hai già in mente una trama?

“Sì, non sarà più un romanzo di formazione, non propriamente almeno. Magari tra un anno potrebbe uscire questo nuovo libro”.

Adesso inizia il tour di presentazioni in Spagna, benvenuti nel Mesozoico.

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